Metodo - 20190730_Sonia

Psicoterapeuta Psicologa del Lavoro e Organizzazioni Consultant & Coach
BenEssere, Sviluppo, Evoluzione
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Qual'è il mio metodo?
 
 
“Si narra che dei monaci saggi vivessero insieme in una piccola città. I sei saggi non erano vedenti. Un giorno fu condotto da un circo nella cittadina un elefante. I sei saggi non ne avevano mai visto uno e volevano scoprire come fosse fatto, ma come?
“lo so io” disse il primo saggio, “lo toccheremo”. “Buona idea” risposero gli altri “ così sapremo come è fatto un elefante”.
I sei saggi furono condotti nei pressi del circo e lasciati sulla soglia della tenda dell’elefante. Entrarono uno alla volta.

Il primo saggio gli toccò un orecchio grande e sottile, lo sentì muovere avanti e muovere lentamente avanti e indietro e sentenziò: “L’elefante è come un ventaglio”.
Il secondo saggio toccò una zampa dell’animale e dichiarò: “E’ come un albero”.
“Siete entrambi in errore”, disse il terzo monaco. “L’elefante è simile a una fune”, continuò mentre stava toccando la coda dell’animale.
Subito dopo il quarto toccò con una mano la punta aguzza di una zanna ed esclamò: “macchè l’elefante è come una lancia”.
“No, no, è simile ad un’alta muraglia”, disse il quinto che aveva toccato il fianco dell’elefante.
Il sesto monaco aveva afferrato la proboscide. E quasi urlando disse: “Avete tutti torto! L’elefante è come un serpente”.
“No, come una fune”. “Serpente!” “Muraglia!” “Avete torto!” “Ho ragione!”

Per più di un’ora i sei non vedenti monaci continuarono ad urlarsi l’uno contro l’altro senza riuscire a scoprire come fosse fatto l’elefante.
La morale di questa storia è che ognuno ha una percezione dal suo punto di vista di una situazione, che tende a non ascoltare gli altri ed in questo modo non riesce a costruirsi una visione completa dell’intero tema.”
 
 
Consapevole della complessità e dell'unicità di ogni situazione per ogni Persona, nel rispetto delle aspettative di ciascun paziente – cliente, mi riferisco al Codice Deontologico Professionale e lavoro nella direzione della promozione del benessere e dell'autonomia del soggetto.

Come naturale esito dell’integrazione tra orientamenti, approcci e le tecniche in cui mi sono formata come Psicologa, come Psicoterapeuta e come Coach, seguendo anche orientamenti e mappe concettuali differenti, derivando come sono derivate, da più matrici culturali e terapeutiche (orientali e occidentali) ho sviluppato un mio metodo di lavoro personale.
Integro apporti che possono apparentemente essere considerati agli antipodi, e che in realtà, pur originando da sorgenti diverse, presentano denominatori comuni o giungono a punti di contatto significativi occupandosi della sofferenza o del dolore umano, e anche del piacere e dello stato di realtà in cui un essere umano si trova a vivere. Per i ‘puristi’ di un solo e unico approccio o di un'unica tecnica, ciò può essere dissacratorio; personalmente ritengo che solo da un’armonica e fluida integrazione di prospettive, metodi e tecniche, selezionando, aggiungendo e/o togliendo anche solo un unico elemento, un'unica goccia, si possa ottenere ciò che risulta efficace per ciascuno, per superare una sofferenza, per trasformare il malessere in benessere, per affondare le radici e consentire un nuovo sviluppo o per far crescere le proprie ali e spiccare il volo.

Nei miei interventi, secondo questo mio approccio, può capitare che l’efficacia e la saggezza asiatica si possono miscelare con l’investigazione razionale e rigorosa del pensiero scientifico, e che intuizioni artistiche e sensibilità poetiche si possono amalgamare con la lucidità della pratica e la determinazione delle discipline sportive.

Secondo il mio metodo realmente metto ‘al centro’ la persona, così per l’ambito e la pratica della Psicoterapia, considero che per comprendere e risolvere “un sintomo” è imprescindibile considerare non solo gli organi, le strutture e il loro funzionamento, ma anche il corpo nella sua interezza e altre dimensioni come quelle mentali cognitive (stato intellettivo) quelle psicologiche e sociali (vita domestica, lavorativa, economica, familiare, civile) spirituali (valori) etc. intese come variabili del ‘campo’ che contribuiscono a quello specifico ‘paesaggio’ che è un essere umano. Questo approccio, muove da una prospettiva ‘bio-psico-sociale', che considera che per comprendere e risolvere ‘il’ sintomo è necessario non solo considerare il funzionamento di un organo, ma anche gli aspetti psicologici, sociali e familiari in una strategia di approccio alla persona, riconosciuta già dal 1947 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e che è stata ampliata e specificata negli anni Ottanta in base ad una concezione multidimensionale della salute.
Ogni persona si inserisce e vive in contesti che presentano diverse variabili da considerare per farsi un’idea reale di ciò che quella persona manifesta. Lavoro proprio per questo sia in équipè con altre/i Psicologhe/i Psicoterapeute e Coach, così come con altri Professionisti, come Psichiatra, Osteopata, Dietologa, Medici Specializzati, etc. Realiziamo anche progetti o interventi specifici basati sull’integrazione dell’unità ‘mentecorpo’. L’approccio condiviso fra questi colleghi è di tipo olistico, un intervento ‘integrato’ che offre i punti di forza di diverse discipline e che concepisce l'essere umano nel suo essere un intero, considerandone tutte le sue dimensioni: psichica, mentale, fisica-corporea, energetica e spirituale.
La mia metodologia in Psicoterapia comprende strumenti e tecniche che focalizzano nel presente e si orientano nell’elaborare ciò che và elaborato, poiché il dolore è dolore. Il dolore è parte della vita, e lo è per tutti, per qualcuno è una parte grande, per altri piccola, ma in ogni caso il dolore ti dice due cose: che sei ancora vivo, e che puoi ancora imparare qualcosa. I dolori, se elaborati, passano, ma lasciano cambiati, a volte più saggi, a volte più forti. In tutti i casi i dolori lasciano il segno. Lasciano delle cicatrici come quelle dei guerrieri. Le persone contattano una psicologa o una psicoterapeuta perché soffrono, perché c’è qualcosa che le fa star male e pensiamoci: a chi non capita di subire rotture e ferite nel corso del proprio cammino esistenziale?
In Occidente culturalmente si fa fatica ad accettare, a diventare consapevoli e a fare la pace con le proprie crepe tanto del corpo quanto dell’anima. Le ferite, le spaccature e le fratture sono percepite come fragilità, imperfezione, additati e colpevolizzati, poiché si pensa in termini duali di o ‘è intatto’ o ‘è rotto’, e se è rotto è colpa di qualcuno. E via a cercare il colpevole. E poi se è rotto o ‘và buttato’ o nel caso di una persona ferita e sofferente viene allontanata ed evitata. E se fosse proprio quella persona a costituire invece la forza di quel gruppo, di quella famiglia, di quella comunità?
Nella cultura orientale, secondo il pensiero analogico, simbolico, mitico, le dicotomie in opposizione vengono rifiutate e ci si orienta alla compresenza degli opposti, ad una nuova e unica gestalt nella quale gli opposti smettono di essere tali e fluiscono armoniosamente nella vita. La vita porta insieme integrità e rottura, ri-composizione e costante mutamento, un mutamento che quando è armonico fluisce come le onde del mare. Così anche per le persone che hanno sofferto ed hanno ferite nel corpo e dell’anima è possibile valorizzare le proprie cicatrici acquisendo una nuova bellezza e preziosità. Il dolore, la sofferenza sono parte della vita, se impariamo a sentirlo e a riconoscerlo, in primo luogo insegna, elaborato passa, anche se lascia un segno. Elaborare una ferita è un procedimento lento, e che necessita cura, pazienza e amore, ma garantisce risultati imprevisti e bellissimi, e può rivelare aspetti nascosti e forme nuove e affascinanti di noi stessi.  
Solo così si scopre che da un’imperfezione, da una crepa, può ‘come per magia’ nascere una forma nuova, unica e ancora maggiore, di perfezione estetica. Proprio come le nostre vite. Le persone che hanno sofferto possono diventare ancor più preziose. I giapponesi che hanno dato vita alla pratica del Kintsugi lo hanno compreso più di sei secoli fa e lo ricordano sottolineandolo con oro e materiali preziosi. Questa tecnica offre spunti di riflessione più profondi, oltre il ‘riparare un oggetto’: le crepe vengono valorizzate nel riempirle con dell’oro, conferendo all’oggetto che ha subito una ferita e che ha una storia da raccontare di diventare ancora più bello. L’idea è quella che un oggetto rotto abbia, proprio in virtù della sua rottura, una storia, che lo rende più pregiato, un po’ come le cicatrici dei guerrieri che tornano dalle loro battaglie. La crepa, la ferita, è allora da valorizzare, arricchendola con del materiale altrettanto prezioso proprio per esaltare la storia della sua ricomposizione. In occidente quando ci si rompe un oggetto mettiamo della colla trasparente, stando molto attenti a celare le linee di rottura. La differenza di prospettiva culturale è tutta qui: occultare, truccare, mimetizzare l’integrità perduta oppure esaltare e valorizzare la storia e la cura della ricomposizione nella sua nuova bellezza. Pensate ancora che le vostre ferite vadano nascoste? O sarebbe meglio, invece, farle evolvere e risplendere, proprio come si fa con l’arte del Kintsugi?

I miei percorsi si articolano in incontri utili a:

a) affrontare e poi gestire la situazione in cui la persona si trova e a rilevare come funzionano le cose:
- chiarirsi le idee in merito ad una situazione (anche un consulto)
- sviluppare la capacità di gestire le situazioni (anche in 20 sedute)
- per ciò che blocca e congela la persona nei suoi limiti, nelle paure o sofferenze sono necessarie più sedute ed un percorso più articolato.

b) ascoltare ciò che succede dentro di noi, sviluppare consapevolezza e conoscenza di come si è, riscoprire e valorizzare le proprie risorse e nascere nuovamente, rimettendosi al mondo passa anche attraverso vie che consideriamo inusuali, grazie ad esperienze che ci mettono in contatto con la nostra vera natura.      

Le persone traggono beneficio da una consultazione psicoterapeutica quando ricevono feedback, anche impegnativi, se questi sono comunicati in un clima di rispetto, fiducia e calore, senza interpretazioni e proiezioni altrui.

In qualità di Psicologa del lavoro, Assessment e valutazione diagnostica  
La persona - paziente o cliente – è protagonista attiva di un metodo che ha fra le sue caratteristiche essenziali la collaborazione, un processo individualizzato e personalizzato, la flessibilità. I feedback, i risultati di test e questionari, la restituzione è in ogni caso caratterizzata da empatia e rispetto per la persona.
Questa modalità di assessment si differenzia e non ha a che vedere con quella tradizionale condotta nell’ambito delle organizzazioni spesso con finalità di selezione e valutazione per le carriere professionali.  
Questa modalità di assessment viene condotta con una modalità collaborativa poiché l’ottica è quella del cambiamento e dello sviluppo.

Particolare attenzione è dedicata alla restituzione intesa come possibilità per il paziente o il cliente di rielaborare l’esperienza con conseguenti benefici sui livelli di stress, di autostima, di motivazione, ed anche di efficacia di un eventuale intervento successivo.

Realmente ‘al centro’ la persona significa così anche per l’ambito del Lavoro che affianco la persona in percorsi di supporto e di bilancio relativi all’ambito professionale e lavorativo e in relazione allo sviluppo di capacità e competenze.  

Nell’ambito dello sviluppo e del coaching che NON è psicoterapia e NON è nemmeno una tecnica da usare in altri tipi di interventi - a partire da modelli diversi di coaching ho sviluppato un mio metodo personale di sviluppo delle potenzialità, valorizzazione delle capacità o del talento e del raggiungimento degli obiettivi prescelti.  

I miei percorsi si articolano in un numero di incontri definiti a seconda della tipologia di intervento concordata e nell' area identificata.


Sonia De Leonardis - IT06007400960
© 2014 dott.ssa Sonia De Leonardis
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